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Il riferimento al campo dell'antropologia medica si presenta come irrinunciabile e ci chiama dunque a progettare una riforma rivoluzionaria articolata attorno al concetto di "salute". Rispetto alla sanità, il concetto di salute è stato definito dall'OMS nel 1948 come «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia o infermità». La centralità della salute ci ha indotto a modificare il nome del Servizio Sanitario Nazionale in "Servizio Universale alla Salute" (SUS), ma l'intento non si limita alla definizione del 1948: il concetto di salute deve essere esasperato fino alla piena realizzazione della felicità, intesa come capacità di perseguire il proprio libero desiderio oltre le costruzioni culturali riferite alle condizioni di fisiologia e di patologia. |
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-= Centralità dei bisogni = |
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+= Bisogni = |
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Il servizio alla salute deve essere orientato in modo innovativo ai bisogni, riconosciuti nella loro molteplicità che emerge dall’esperienza unica e irripetibile di ogni singolo essere umano. Ciò comporta un’inversione della metodologia di progettazione: non più decisa gerarchicamente da un vertice che stabilisce le forme più adatte di organizzazione ed erogazione, ma, al contrario, sviluppata a partire dal territorio, dagli individui e dall’esperienza viva di coloro che, in diversa forma e ruolo, attraversano gli spazi della salute. |
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L’ondata mercificatoria del neoliberismo ha ridotto il servizio ad una mera prestazione, erogata come corrispettivo del pagamento di un prezzo all’interno delle logiche della proprietà, del profitto e dell’accumulazione del capitale. La sola presenza di uno solo di questi elementi, seppure in minima intensità, lede gravemente e in maniera intollerabile l’autentica vocazione del servizio alla salute, che, attraverso la cura dell’altro, contribuisce allo sviluppo dei caratteri più meravigliosi delle relazioni umane. La gratuità totale del Servizio Universale alla Salute rappresenta un principio di riferimento irrinunciabile per un progetto radicalmente rivoluzionario del servizio alla salute. |
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-= Democrazia sanitaria = |
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+= Democrazia = |
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La legge 833/78 conteneva in sé un principio rivoluzionario: l’articolazione per Unità Sanitarie "Locali" delineava un processo di decentralizzazione che tentava di avvicinare il servizio sanitario alle necessità territoriali. Le Unità Sanitarie Locali erano gestite con modalità più o meno democratiche. Tuttavia, le successive deviazioni operate dal neoliberismo – in particolare attraverso la legge 502/92 e la legge 229/1999 – hanno riterritorializzato il servizio sanitario secondo dinamiche spiccate di centralizzazione e gerarchizzazione, trasformando le Unità Sanitarie Locali in Aziende Sanitarie Locali e spazzando via ogni forma di democrazia, demandando il potere alla figura monocratica del direttore generale. |
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Le istituzioni sedentarie sono quelle in cui la struttura si presenta rigida, solida, inamovibile. Sono costituite da barriere e regole stringenti che disciplinano con estrema coercizione i processi interni. Tali elementi sono ben visibili persino nelle espressioni architettoniche delle strutture: ospedali, scuole, carceri e caserme sono praticamente indistinguibili dal punto di vista architettonico. |
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-[[image:carcere-di-buoncammino.jpg||alt="Veduta del carcere di Buoncammino: architettura carceraria ottocentesca con corpi di fabbrica rigidamente organizzati attorno a un cortile centrale, che esprime controllo e gerarchia attraverso la sua struttura chiusa e severa." height="106" width="172"]] [[image:Ospedale Niguarda Milano.jpg||alt="Edificio dell'Ospedale Niguarda di Milano: architettura ospedaliera razionalista con corpi di fabbrica organizzati gerarchicamente attorno a cortili funzionali, che esprime controllo e ordine attraverso la sua struttura rigida e funzionale" height="109" width="163"]] [[image:caserme 1.jpg||alt="Architettura militare a struttura gerarchica e rigidamente organizzata, con corpi di fabbrica simmetrici che esprimono controllo e ordine attraverso la sua composizione severa e funzionale." height="108" width="162"]] [[image:scuola 3.png||alt="Architettura scolastica a struttura gerarchica e rigidamente organizzata, con corpi di fabbrica simmetrici che esprimono controllo e ordine attraverso la sua composizione severa e funzionale." height="110" width="167"]] |
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All’opposto, nelle istituzioni nomadi non vi sono strutture rigide che determinano i processi dall’alto, ma sono i processi stessi a plasmare le strutture. Si tratta di istituzioni sostanzialmente democratiche, in cui il desiderio partecipa attivamente ai processi decisionali di ciò che le attraversa. Ogni voce ha spazio di muoversi e può, nella relazione con gli altri, contribuire a generare anche l’espressione architettonica dell’istituzione stessa. |
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Questa articolazione ricontestualizza codici e tecnologie già presenti, operandone un’applicazione democratica e collettiva. Il concetto di "nomadismo" ci chiama dunque a programmare il servizio alla salute del futuro nelle logiche di un dibattito democratico permanente, che ponga gli operatori, i pazienti e i cittadini in un dialogo attivo e capace di delineare, attraverso la loro relazione, le modalità di gestione del servizio alla salute. La riconfigurazione del Servizio Universale alla Salute esige il recupero di una grande capacità di democrazia, intesa come capacità di autogestione, attraverso consigli sia territoriali che ospedalieri nei quali sono rappresentati i cittadini, i pazienti e gli operatori sanitari, in grado di recepire le necessità del territorio grazie all’organizzazione capillare e di prossimità. |
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